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venerdì 22 ottobre 2010

la corrida

Esce dalla porta del toril,

conficcato sul dorso l'arpón.

Furioso, spaventato, in allarme!

Compie il giro dell'arena

la ricerca d'una via d'uscita, vana!

Il torero ha il capote.

A cavallo i picadores.

Lo colpiscono alla base del morrillo,

la vara de picar

due volte nel collo.

Abbassa la testa toro!

Pronte le banderillas..

nastri colorati e punte d'acciaio.

L'arpione ferisce...... dissangua.

Escono i cavalieri

il toro indebolisce, disarma.

Le ferite al collo fan male,

la muleta è scarlatta,

manca solo la stoccata finale.

Abbassa la testa toro!

Le scapole coperte di sangue

ancora dolore.

Poi la spada

affonderà fino al cuore.

Ma il toro stavolta

non è disposto a morire,

la palizzata vuol provare a saltare,

per la libertà solo un balzo da fare.

Repentino rialza la testa,

guadagna il centro dell'arena,

la rincorsa, un salto... poi basta!

In sua difesa solo le corna può usare.

Abbassa la testa toro!

...il sangue di molti bagna le scale

MARA

domenica 10 ottobre 2010

La storia

La storia mi riconduce entro uno spazio vuoto,
si chiude in un terreno senza quinte
Nella freschezza rugiadosa dell'orto
rievoco con ingenuo stupore
l'intenso significato di parole
torbide, trepide..
pronunciate per gioco.
Dall'uno all'altro
uno sguardo immenso,
sommesso intimo colloquio
Si rinnova "ad infinitum" l'ispirazione,
sorprendono le possibilità esibite
al sorriso della natura.
La commozione di realistici fantasmi,
in approfondimenti anatomici,
è un alone bianchissimo,
diafanamente immateriale.
Inverosimile testimone..
un cielo nudo e sempre uguale.
Fuori luogo pare l'intuizione
seguita al mio giocoso candore.
Nel diuturno esercito di sentimenti
è un muro d'ombra la malinconia.
E come sullo specchio d'acqua
s'intrecciano riflessi in infinite varianti,
in noi s'accendono di pietre preziose i lampi,
mentre un razzare obliquo di luce
crea vapori incombenti,
s'increspa l'onda di schiuma.
MARA

sabato 9 ottobre 2010



Un ricordo lontano...la giovanile bellezza.
Incantevole, perfetta, immacolata,
sbocciante di freschezza.
Dolcissima, pastosa,
superbamente incorniciata.
Occhi malinconici,
tenero modello.
Labbra umide di rugiada.
Ora assorta nei miei anni
ascolto immobile,
quasi mummificata,
la gioiosa vitalità dei merli.
E il mio respiro si allarga nell'intrigo di fronde,
nei gesti si accresce una mimica intensa.
Commossa da chiari echi remoti,
nel fluire mutevole del cosmico dramma,
osservo un mare di luce dorata
che fuso in lega col paesaggio montuoso,
in lontananze azzurrine si dilata.
Mara
Va sbiancando la notte al nuovo giorno
si svela una descrizione puntuale
accordo spontaneo
fra occhi e sentimento.
La sagoma aguzza del campanile
conquista la possibilità
di un ampio spazio
e il motivo delle campane
si ricrea nel silenzio
scandisce l'ora
canta la gioia della vita...
il mistero degli spiriti.
Avvilita dall'idea interiore
mi strugge un senso di rivolta.
La crisi insinua l'ansia
genera ingenui calvari
desideri, angosce.
Disarma la realtà
in un inflessibile telaio sfilacciato.
Isolata, incerta, malsicura,
non sento più le forze
per lottare da sola
un mondo distratto e crudele
Mara